UNITRE MEDA

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università delle tre età

Reticolo idrico minore

IL RETICOLO IDRICO MINORE

(Prima parte)

0 cartina del 1956

0 La zona nord del territorio medese, pianta di Meda del 1956

Il vasto altipiano, posto a nord di Meda, formato da grandi pianori e da strette e ripide vallette, per una superficie di vari chilometri quadrati di terreno argilloso a vegetazione a base di pini, rovere, betulle, appartiene a quella grande estensione boschiva un tempo più estesa e compatta, denominata genericamente brughiera per il fatto che il sottobosco era tutto a base di brugo o di erba erica. All’interno di questo “polmone verde” scorrevano in modo impetuoso e oggi decisamente molto meno, brevi corsi d’acqua che vi principiano. Sotto la voce di reticolo idrico minore sono annoverati e denominati comunemente Ry. Sono torrenti di regime temporaneo in quanto la portata idrica è normalmente modesta che aumenta durante le precipitazioni più intense ma al loro termine il letto si presenta privo di acqua, in secca. Questo tipo di regime, in aggiunta alle caratteristiche morfologiche e geologiche del territorio argilloso che impedisce l’infiltrazione, provoca una forte erosione sia sul letto che sulle sponde del torrente, fenomeni questi assolutamente naturali ma senz’altro accentuati dalla parziale impermeabilizzazione del bacino in seguito alla sua urbanizzazione. In questo breve contributo analizziamo i seguenti corsi d’acqua: Rio Valle delle Brughiere, Stragap, Rundanee, roggia di piazza Vittorio Veneto, Roccate, Valle delle Brughiere o Valetê, Valle delle Brughiere, Cantinerê e Ferdinandea, Valogiê, Valle di Cabiate o valle di Mezzo o val de Mez.

Ringrazio le tante persone che ho incontrato nella brughiera e che mi hanno aiutato nello studio e nella ricerca dei corsi d’acqua che solcano il nostro territorio boschivo.

Rio Valle delle Brughiere

01 rio delle brughiere

01 Il tracciato del torrente su una cartina di Meda del 1959

Il Rio Valle delle Brughiere nell’ultimo piano di governo del territorio viene segnalato con il nome di “MD06-Torrente loc. Cascina Bianca”. Nasce, a detta degli abitanti della zona Cà Bianca, nella brughiera di Lentate, oltrepassa il confine medese e attraversa il lato nord-ovest della città.

Le sorgenti si trovano dietro la Malpaga, la cascina posta in alto la via Cavallina, già nel territorio del paese limitrofo. Il ruscello scende lungo la valle che costeggia la collina (Cavallina), passa nei paraggi della Ca’ Bianca e all’altezza del sentiero che si collega con la via Colombara vira, appunto, a sinistra. Raggiunge il ponticello dove parte un percorso nella brughiera e curva prima a destra e poco più in là, a sinistra per poi proseguire diritto parallelamente alla via Colombara. In questo tratto l’alveo del torrente fa da spartiacque tra i terreni (e gli edifici) della via Manzoni e quelli della via Colombara. Corre fino ad incunearsi tra le costruzioni Giorgetti-Citterio (edifici ottocenteschi) per poi sbucare di fronte al Caiuli dove c’è il ponte (civico 14). Qui il torrente negli anni Ottanta è stato incanalato nella rete fognaria della via Manzoni, cancellando completamente il tracciato a seguire.

Una scelta opinabile visto i continui miasmi che quotidianamente fuoriescono soprattutto nei periodi estivi. Un fenomeno sgradevole che è provocato dall’innalzamento del liquame presente in fogna da parte dell’acqua del torrente.

Prima di questo evento il torrente proseguiva la sua corsa attraversando la via Manzoni, delimitava i campi di bocce della trattoria del Tri Basei (oggi macelleria Caiuli), al quale seguivano i lavatoi proprio dietro l’attuale casa De Pieri e giù dritto parallelamente alla via Vespucci fino all’imbocco della via per Barlassina (attuale via Colombo al civico 48 al fianco del bar ex SEM e la curt del Tri Bal). Il torrente era a cielo aperto fino alla fine dell’Ottocento. Si racconta che le acque erano pescose e attraversate da ponticelli. Il luogo era così ameno che c’erano ben due alberghi. Il primo al civico 8 che funzionava da stazione di posta per cavalli (stalla) con annessa trattoria e alloggio, il secondo al civico 80, dotato di ristorante, sala da ballo e gioco delle bocce.

Dalla zona Platê (al civico 55 – cascina Americana) il torrente si ingrossava perché riceveva rivoli dal versante della collina. Più avanti, al Punt del Seves, (oggi largo Terragni) l’acqua del torrente confluiva nella roggia Traversi o di Desio (ul Sevesot). Probabilmente prima della costruzione del canale (fine secolo XIV) il fiumicello scorreva tra la via Milano e la via Libertà e terminava la sua corsa confluendo nel Seveso in zona Farga.

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Il corso del torrente lungo la via Colombara
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Il corso del torrente lungo la via Colombara
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Il corso del torrente lungo la via Colombara
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La stradina a destra porta al guado del torrente parallelo alla via Cavallina
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Il torrente
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Il ponticello lungo la strada sterrata che collega la via Cavallina con la via Colombara
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Il ponticello lungo la strada sterrata che collega la via Cavallina con la via Colombara
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Il torrente che inizia il suo tracciato parallelo alla via Colombara (alla sua sinistra)
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Il cancello che chiude il passaggio dove il torrente si intuba al collettore della via Manzoni al civico 34
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Il cancello che chiude il passaggio dove il torrente si intuba al collettore della via Manzoni al civico 34
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Il letto del torrente all’imbocco con la via Colombo
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1-3 Il corso del torrente lungo la via Colombara

4 La stradina a destra porta al guado del torrente parallelo alla via Cavallina

5 Il torrente

6-7 Il ponticello lungo la strada sterrata che collega la via Cavallina con la via Colombara

8 Il torrente che inizia il suo tracciato parallelo alla via Colombara (alla sua sinistra)

9-10 Il cancello che chiude il passaggio dove il torrente si intuba al collettore della via Manzoni al civico 34

11 Il letto del torrente all’imbocco con la via Colombo

Stragap, una strada ricavata nel letto di un torrente

12 stragap

12 Il tracciato del torrente su una cartina di Meda del 1959

Cominciamo a dire che ul Stragap non era solo un corso d’acqua, ma soprattutto un sentiero attraversato dai contadini che si recavano in brughiera e nei terreni adiacenti coltivati. La strada era denominata del “Gabbo” e la fantasia popolare, in forza a quei meccanismi di contrazione tipici della parlata volgare con l’aggiunta della conversione finale della consonante “g” in “p” ha partorito un nuovo termine: “Stra-Gap”. In realtà la parola identifica l’ultimo tratto comune sia al torrente, sia al sentiero che per estensione ha dato il nome a tutto il percorso.

Il piano di governo del territorio attuale, a differenza dei catasti teresiano, Lombardo-Veneto, segnala la presenza del corso d’acqua con il nome di “MD05-Torrente loc. Cascina Buraschi” che nella nostra parlata volgare chiamiamo Stragap. Il documento comunale sopraccitato così lo presenta: «Ha origine all’interno delle aree di pianalto a ferretto; in prossimità del centro abitato di Meda viene deviato con recapito finale entro collettore fognario urbano». In pratica oggi il torrente lo possiamo vedere, nel suo ultimo tratto a cielo aperto al civico 2 di via Manzoni, a fianco del condominio “dei Pini” (quelli rimasti –sic!) già ex villa Vicini e ai piedi della via Agrati.

La mia fanciullezza l’ho vissuta nella curt de la Fabrichê, un edificio del 1838 che ogni qual volta la pioggia fosse battente da giorni, provocava la fuoriuscita del rio lì di fronte, allagando la grande corte, per poi scendere nelle case che chiudevano ul Bregöj e scaricarsi nella via Colombo provocando danni alle abitazioni. Era appunto questo percorso l’originario letto dello Stragap che poi confluiva nel torrente della Valle delle Brughiere creando un vero bacino idrico che in alcune carte antiche ricordo che era denominato “Piscina”. Verso la fine dell’Ottocento, l’ultimo pezzo della via Manzoni/ piazza Volta e tutta la via Colombo vennero tombinati cancellando la memoria dei torrenti che vi solcavano.

Il torrente principia da diverse sorgenti situate in fondo e sul lato sinistro della via Santa Maria. Lungo il sentiero n. 5 del Parco Regionale delle Groane e della Brughiera Briantea prima di imboccare l’attraversamento della via Santa Maria verso la Zochê di Pirutìt, un viottolo ci porta al letto del nostro torrente che all’altezza del Munajê vèc riceve l’acqua da un roggia che nasce proprio alle spalle della cascina e vira a destra costeggiando il pianalto del Buraschi dove riceve gli scoli collinari, attraversa il cosiddetto “vallone delle vipere” riconoscibile dalla torre riserva idrica (il fungo), passa per le fornaci Ceppi, corre in discesa nella valle sotto i Turet arricchendosi di altri rii ed infine scende per ul Stragap incanalandosi nella fognatura di via Manzoni.

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Lo Stragap nella brughiera
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Territorio alle spalle del Munajê Vèc sotto il Buraschi dove converge l’altro rigagnolo
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Il rio in zona cascina Colombara che confluisce alla destra dello Stragap scendendo dal Buraschi
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La vegetazione lungo l’affluente sul pianoro del Buraschi
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Il vallone delle vipere
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Imbocco nella fognatura di via Manzoni
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13-Lo Stragap nella brughiera

14 Territorio alle spalle del Munajê Vèc sotto il Buraschi dove converge l’altro rigagnolo

15 Il rio in zona cascina Colombara che confluisce alla destra dello Stragap scendendo dal Buraschi

16 La vegetazione lungo l’affluente sul pianoro del Buraschi

17 Il vallone delle vipere

18 Imbocco nella fognatura di via Manzoni

Rundanee

Ul Rundanee, l’attuale via delle Fornaci che collega piazza Volta con via Santa Maria, fu così denominata perché negli stagni e lungo i rivoli d’acqua che si formavano nella terra argillosa, vi trovavano asilo stormi di rondini. Questi piccoli uccelli migratori, infatti, usano il fango per impastare il nido e dargli consistenza. Un’altra versione consiste nello spezzettare la parola in due termini: “Runch Danee” cioè il ronco dei soldi, denominazione in auge tra i ragazzi della piazza Vittorio Veneto. Dall’alto del Rundanee, dietro le fornaci Ceppi, si poteva seguire un sentiero che collegava con la strada del Gabbo che portava alla cascina Buraschi.

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19 La via delle Fornaci detta ul Rundanee

 

 

 

 

 

 

 

Roggia di piazza Vittorio Veneto

Quando piove ci accorgiamo che l’acqua che scende dalla via San Martino è copiosa e forte e viene amplificato pure il rumore del torrente che scorre sotto la pavimentazione della piazza. Lì sotto transita la roggia che principia dai ronchi dietro il Santuario, si arricchiva dall’acqua del laghetto (oggi in parte prosciugato) che si trovava in zona “Su l’era”, (dietro la curt di Buscan). L’alto grado di umidità non a caso è il motivo del degrado della Madonna di Pompei affrescata sulla parete di sinistra della nostra antica chiesa di Santa Maria. Lungo il breve tragitto il rio si ingrossa con gli scoli provenienti dal Rundanee. Non a caso si è voluto scavare un pozzo in piazza Volta essendo l’acqua non profonda e abbondante. Termina il suo percorso tombinato lungo la via C. Colombo confluendo nel Rio delle Brughiere assieme alle acque dello Stragap e i rivoli di acqua piovana che scendono di Turet.

Esiste ancora il pozzo profondo 43 metri, che sicuramente risale ai primordi del monastero. Oggi però è praticamente asciutto, visto che la falda si è abbassata. Poi c’è la cisterna, sempre del monastero, che si trova sotto il prato del chiostro.

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Piazza Vittorio Veneto
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Il laghetto dietro il Santuario. ASM, Fondo U.T.E. mappe piane, Catasto Lombardo Veneto del 1855
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La via Cristoforo Colombo nei presso del Bregoglio dove confluivano i vari corsi d’acqua oggi incanalati nella rete fognaria
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20 Piazza Vittorio Veneto

21 Il laghetto dietro il Santuario. ASM, Fondo U.T.E. mappe piane, Catasto Lombardo Veneto del 1855

22 La via Cristoforo Colombo nei presso del Bregoglio dove confluivano i vari corsi d’acqua oggi incanalati nella rete fognaria

(Continua)

Felice Asnaghi