UNITRE MEDA

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università delle tre età

La roggia Borromeo

Stemma della famiglia Borromeo Arese con l’aggiunta delle ali aresiane dopo il matrimonio nel 1652 tra Renato II e Giulia Arese.  (Fotografia, cortesia di Daniele Santambrogio)

Diatriba giudiziaria per il possesso del fontanile

Chiara Ballabio e Zeno Celotto in un loro studio sulla Roggia Borromeo, a monte di nuovi documenti venuti alla luce, aggiungono nuovi tasselli sulla ricostruzione dei fatti storici che portarono alla decisione di scavare questo canale artificiale.

Nel 1580 il conte Giorgio Manriquez titolare del vasto feudo della pieve di Desio e di Bollate, acquista in Val Sorda un terreno definito “asciutto” per scavarvi un fontanile e, per costruirvi un canale fino a Seregno, intende acquistare anche i terreni a valle, che appartenevano alla famiglia Marliani. La legislazione dell’epoca consentiva infatti ai proprietari dei fontanili di portare l’acqua nelle loro proprietà attraverso i terreni altrui. Nel 1588 diede avvio al progetto che però gli rimase sulla carta perché il conte Ercole Marliani vi si oppose, portando la questione davanti al Senato di Milano, adducendo fra l’altro il motivo che questo scavo avrebbe sottratto acqua ai suoi terreni. Sta di fatto che qualche anno dopo i proprietari del fontanile risultarono i Marliani.1

Il canale iniziale dei conti Marliani

«Illustrissimo Tribunale (…) relativamente al doversi procedere all’apprensione del feudo di Mariano e Regalie annesse, devoluto a questa Regia Camera per la morte di Monsignore Ercole Marliani senza discendenti, non ha tralasciato il Notaro Camerale di assumere le opportune informazioni, le cui risultanze sono le seguenti. (…) i testimoni esaminati (…) dicono pure che siano cessate quelle giornate che da ciascun capo di famiglia si facevano una volta l’anno nell’espurgare una Roggia nel Giardino del Feudatario. Se ne adduce dal Console il motivo, che si sia la comunità di Mariano redenta dal detto obbligo di fare tali giornate, (…) per essere stata venduta dalla casa Marliani all’Illustre casa Borromeo, la detta Roggia la quale fu divertita (n.d.r deviata) dal detto Giardino ed inviata a Cesano, resta così cessata la causa dell’espurgazione ed anco estinto l’Obbligo di fare dette giornate».

In questo atto giudiziario del 27 maggio 1757 la comunità di Mariano, rappresentata dal suo console, impugna e vince la causa contro i Borromeo che obbliga i borghigiani a dover prestare mano d’opera al feudatario per la pulizia della roggia anche dopo la morte nello stesso anno del sopraccitato feudatario Ercole Marliani.

La nobile casata dei Borromeo aveva acquistato la proprietà della roggia nel 1682 ed in forza di un precedente atto del 1651 pretendeva che tale consuetudine fosse rispettata: «È tenuto ciascun capo di famiglia di Mariano per inserto antico fare una giornata al Feudatario nel spurgargli una Roggia d’acqua viva, che entra nel suo Giardino, ma non solo dentro nel medesimo che è di circa 150 pertiche tutto murato, ma altresì di fuori del medesimo, almeno per tre miglia prima che vi entri».2

Il territorio della pieve di Mariano era sotto il governo della signoria milanese fino al 1476 quando il duca Galeazzo Maria Sforza la donò con atto notarile alla sua favorita Lucia Marliani, con il diritto di trasferire il feudo in eredità ai suoi figli. Nel 1538 i comuni della pieve di Mariano, eccetto lo stesso capopieve, passarono ai Giussano e qualche decennio dopo le famiglie Tolentino e Taverna acquistarono il feudo, per tornare ancora alla famiglia Marliani che nella persona di Ercole nel 1559 ottenne il feudo.
La casa fortilizio dei signori Marliani era ubicata dove oggi sorge il municipio di Mariano Comense. All’interno delle sue mura oltre alla casa c’era un esteso giardino di oltre centocinquanta pertiche mantenuto sempre verde dall’acqua della roggia. La roggia era un canale artificiale che collegava il giardino dei Marliani a tutto quel complesso di fontanili naturali denominato “Riserva naturale della Fontana del Guercio”, un’area protetta regionale istituita nel 1986. La riserva, che occupa una superficie di 27,8 ettari, è ricoperta in gran parte da boschi ed ospita ben 14 sorgenti utilizzate dall’uomo, probabilmente, fin dai tempi dei Celti. Dal fontanile della Testa del Nan si sviluppava un laghetto al quale si univa un corso d’acqua naturale che si univa alla Val di Brenna dando origine alla roggia Vecchia che, come si legge nell’atto notarile del 1651, portava l’acqua al palazzo mediante “un inserto antico lungo tre miglia.

Nella memoria storica dell’atto del 1757 leggiamo che i Marliani vendettero la roggia ai Borromeo i quali immediatamente deviarono il suo percorso dal giardino “Marliani” al loro palazzo di Cesano.
Prima di addentrarci nel percorso completo della nuova roggia, propongo il tratto comasco della roggia Borromeo evidenziato in questa cartina militare del 1888.

Mappa del 1888, Istituto Grafico Militare

Come si evince dalla mappa del 1888, la roggia attraversa Mariano lasciando fuori il centro storico, poi lambisce la chiesa di San Francesco, prosegue in zona Dosso, vira a destra in modo rettilineo mantenendo sulla sua sinistra Perticato e dopo qualche curva tira dritto per la cascina Porada.

Quattordici chilometri di scavo

Cerchiamo di capirne i motivi di questo acquisto ritenuto vitale dai Borromeo.
Nel 1671 il conte Bartolomeo III Arese (1610-1674), eminente presidente del Senato di Milano e artefice e committente dello splendido palazzo cesanese, fece inserire una piccola bocca di derivazione nella sponda destra della roggia di Desio all’altezza della cascina Ca’ Nova presso Baruccana per poter scavare un canale e condurre l’acqua fino al proprio palazzo in Cesano per alimentare i giochi d’acqua e le fontane del giardino all’italiana appositamente creato. Il monastero di Sant’Agostino in Porta Nuova di Milano proprietario del terreno dove venne scavato il roggiolo cominciò ad avanzare maggiori pretese ed imporre nuove clausole, a questo si aggiunse una controversia legale intentata dal marchese Ottaviano Cusani uno dei maggiori utenti della roggia di Desio che si sentiva danneggiato nei suoi interessi per la minore portata di acqua che finiva nei suoi campi a causa del cavo cesanese. La causa si presentava impegnativa e di difficile vittoria e questo indusse la nobile casata a trovare una alternativa fin da subito. Il Presidente del Senato individuò nei fontanili della Val Sorda la migliore soluzione e iniziò a trattare con i conti Marliani. Purtroppo Bartolomeo III nel 1674 morì senza trovare un accordo lasciando alla figlia Giulia (1636-1704), sposata a Renato II Borromeo dal 1652, oltre ad una cospicua eredità (il palazzo, i beni di Cesano Maderno e gli altri paesi) anche l’onere di concludere la trattativa. Tra il 1682 e il 1684, dopo diversi abboccamenti con il proprietario, Giulia Arese Borromeo firmò il contratto di acquisto che prevedeva un esborso di 21.000 lire per i fontanili situati nel Bosco del Guercio in Valsorda presso Carugo e il cavo naturale a monte tra la Valsorda e Mariano Comense.

In un decennio vennero ultimati gli scavi che interessarono i comuni di Carugo, Mariano, Cabiate, Meda, Seveso e Cesano Maderno. A valle all’altezza della roggia di Desio, in luogo della vecchia bocca di captazione fu quindi realizzato un ponte canale per far defluire la nuova roggia Borromeo nel piccolo fosso irriguo già realizzato che portava l’acqua al palazzo di Cesano. L’opera, terminata nel 1696, rese autonoma la famiglia Borromeo Arese dall’approvvigionamento di acqua, la liberò da qualsiasi pendenza giudiziaria e per tutto il Settecento, la nobile famiglia poté gestire la roggia in pieno regime di monopolio (non vi erano altri utenti, tranne i conti Marliani a Mariano Comense). Un’opera di ingegneria idraulica di una portata costante di circa 45 litri al secondo, per una lunghezza di 14 chilometri e una fascia larga 4 metri (1 metro l’alveo, 2 metri gli argini laterali e 1 metro il sentiero) che permetteva di irrigare tutto il territorio circostante assicurandosi molto più foraggio di quanto se ne poteva produrre solitamente nella pianura asciutta a nord di Milano, di far azionare due mulini portando beneficio alla popolazione e ulteriori ricchezze alla nobile casata. Inoltre a partire dall’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento a Carugo, Mariano (vicino la chiesa ed ex convento di San Francesco), a Cabiate e a Cesano vennero costruiti lavatoi pubblici grazie ad un accordo tra i comuni e la proprietà. Il controllo giornaliero della roggia era affidato ad agenti dei Borromeo o dei Padulli (famiglia nobile di Cabiate imparentata coi Borromeo mediante due matrimoni), erano i cosiddetti campari (campee) che percorrevano due volte al giorno il tratto a loro assegnato per controllare che nessuno usasse abusivamente l’acqua per l’irrigazione dei campi.

La nascita di filande, di industrie per l’arredamento e dell’artigianato in generale, mise in secondo piano l’agricoltura e durante il Novecento la roggia cominciò il suo inesorabile declino. Nel 1914 la contessa Elisabetta Borromeo Arese diede incarico all’ingegner Italo Azzimonti di Milano di redigere uno studio sulla stessa per conoscerne lo stato di fatto, le potenzialità e per valutare i costi di un eventuale recupero e messa in valore. Nel dopoguerra la roggia fu venduta ai nobili Padulli di Cabiate senza per altro ottenere lo sperato rilancio. Dopo la Seconda guerra mondiale, a seguito dei radicali mutamenti socio-economici e dell’intenso sfruttamento edilizio dell’area dovuto all’industrializzazione e all’urbanizzazione del territorio la roggia venne interrata, le acque dei fontanili della Valsorda furono fatti confluire nella roggia Vecchia, da qui nella Certesa (Tarò) e infine nel Seveso. Sopravvive solo la Riserva Naturale Regionale della Fontana del Guercio.

Carta topografica dei contorni di Milano, dette mappe di Giovanni Brenna, quadro n. 37, anno 1837

ASMi, Fondo U.T.E. mappe piane, Catasto teresiano, Comune di Meda 1721

ASMi, Fondo U.T.E. mappe piane, Catasto Lombardo Veneto del 1855. La parte azzurra è un estratto del Catasto Lombardo Veneto del 1857 del Comune di Cabiate in ASC Fondo U.T.E. Riporta il territorio al confine tra Meda e Seregno.

Il tratto tra Cabiate e Meda

La roggia proveniente da Mariano Comense entrava in Cabiate, scorreva in corrispondenza dell’attuale via Buozzi, passava davanti alla cascina Porada ove esisteva un lavatoio, virava a destra tagliando diagonalmente la via Kennedy evitando in questo modo di entrare nel territorio di Seregno. Qui la roggia attraversava il confine provinciale, entrava in Meda all’altezza della rotatoria via Trieste-via Einaudi, per poi porsi sul lato destro della via Enaudi (di fronte la ditta Vallmar) e proseguire verso sud. Un tempo questa zona era solo campagna, oggi in quei lotti di terreno agricolo sono stati edificati i capannoni industriali di diverse aziende. All’incontro con la via Cialdini, dove oggi c’è l’elettrauto Bruno Longoni e la ditta Riva, curvava sulla destra (dove c’è la strada sterrata che collega alla via Einaudi) seguendo l’attuale percorso della via fino all’incrocio con la via Enrico Fermi. A questo punto la roggia manteneva un tragitto orizzontale e rettilineo. Presso il capannone del sopraccitato artigiano la roggia creava un fosso ghiaioso dove l’acqua era più profonda, luogo adeguato di un lavatoio dove le donne con le loro carette che partivano dalla Sumelê e dalle varie case e cascine della zona est di Meda si recavano quotidianamente.

Tutto questo quartiere, che a suo tempo era denominato “Torretta”, era contrassegnato da distese di campi dove rigagnoli scorrevano in superficie e defluivano nella roggia. Con l’urbanizzazione degli anni Settanta ogni traccia del canale è stata cancellata. Dopo l’incrocio di via Indipendenza, la roggia imboccata la via Marroncelli, passava sotto le rotaie delle Ferrovie dello Stato (Salt del Gal), o meglio la tratta delle ferrovie conclusa nel 1849 passava sopra la roggia. In zona Polo lambiva la cascina Polloni (ultimata nel 1928 e appositamente costruita a ridosso per assicurare l’acqua al bestiame e ai campi) delimitando il quartiere nascente. Il tracciato della roggia seguiva più o meno il percorso di via Ravenna, via Forlì, via Lecco (fino a quando curva) per tirare dritto fino al confine con Seveso dove imboccava la via Sforza di Baruccana. La roggia lungo tutto il suo percorso medese era costeggiata da piante di rubine e da un sentiero.

Roggia Borromeo estratto mappa satellitare con sovrapposizione di percorso. (si ringrazia arch. Giannino Bovi)

Percorso fotografico della roggia

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12 via ravenna
13 via forlì alberato
14 bosco via lecco
15 boschetto meredo
16 bosco sbocco sulla via meredo
17 via sforza
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15 boschetto meredo
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16 bosco sbocco sulla via meredo
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6 Cabiate via Buozzi

7 Via Kennedy, proprietà privata con alberi dove passava la roggia

8 Meda, rotatoria al confine con Cabiate.

9 Via Cialdini, prima della curva. Il luogo dove si lavavano i panni di fronte l’azienda Zetti

10 Via Fermi, la storica casa Asnaghi (zona Turèt)

11 Cascina Polloni

12 Via Ravenna

13 Via Forlì alberato

14 Il bosco di via Lecco territorio di Seveso

15 Il boschetto del Meredo

16 Il bosco al limite di via Meredo

17 Incrocio con la via Sforza di Baruccana

Note

1) https://www.vorrei.org/persone/13030-acque-fontanili-nobili-e-banditi.html

Chiara Ballabio e Zeno Celotto Acque, fontanili, nobili e banditi nella Brianza del XVI, XVII secolo, GWMAX , 2021. Gli studiosi rimandano alle carte dell’archivio dell’ospedale Maggiore di Milano, Fondo Secco Comneno.

2) Atto redatto il 27 maggio 1757 dal “Notaro Camerale” Josephi Casanova, ASM, Feudi Camerali, P.A., cartella 339, FELICE ASNAGHI, Storia di Cabiate – dal periodo preromano all’unità d’Italia, Amministrazione Comunale, elleci, Meda, 2003.

Per la bibliografia ho consultato l’articolo di DANIELE SANTAMBROGIO E PAOLO CONTE, Nuovi documenti sulla roggia Borromeo di Cesano Maderno in Arte Lombarda 140/2004/1 e La Roggia Borromeo in

http://legambienteseveso.org/sites/default/files/02_La_Roggia_Borromeo.pdf in collaborazione con il Liceo Curie di Meda, 2015

Un grazie a Davide Asnaghi per il supporto web nell’allestimento delle mappe catastali, all’architetto Giannino Bovi per il fondamentale aiuto nello studio del percorso della roggia Borromeo. Sono grato anche ai signori Bruno Longoni di Meda, Angelo Orsi, Luigi Milani di Cabiate. Il padre del Milani, signor Battista, era il camparo di casa Borromeo ed aveva il compito di controllare la roggia in tutta la sua lunghezza, da Cesano a Carugo.

Felice Asnaghi