UNITRE MEDA

UNITRE MEDA

Università delle Tre Età

La Valcera

La Valcera un tratto della Canturina percorso dal  domenicano Pietro da Verona

La Valcera come il confinante territorio della Cà Bianca di via Cavallina benché siano censite anche nel paese di Lentate sul Seveso in parte debordano nel comune di Meda. Nell’elenco delle strade regie del 1858 infatti leggiamo: “Strada consorziale della Valceria e del Ronco Rousci n 34” e nel successivo n. 35 “Tronco di strada detta di Valceria”. Il versante medese di questa valle, dove appunto scorre la strada, si trova sul lato sinistro dell’attuale via Cavallina e tuttora non è asfaltata in quanto è sita in una zona di campagna. Era una carreggiata “a gomito” che collegava la via per Lentate alla Cà Bianchê prima che si tracciasse negli anni Sessanta l’attuale via Cavallina. Sul lato di Lentate invece, proprio sotto la Malmarin si inerpica il sentiero della Valcera in parte carrabile che porta alla cascina Gattona dove dipartiva un sentiero per il Mocchirolo e la cascina Galeazzi, oppure ancora oggi si può raggiungere la Malpaga e proseguire per la cascina del Malisch e le Quattro Strade. La Valcera è una strada di confine ma anche una roggia dove defluiscono sia gli scoli collinari, sia le acque dei fontanili della brughiera sovrastante a ridosso della cascina Malpaga. Probabilmente il microtoponimo è dovuto alla presenza di un bosco di querce Qurcus cerris, oggi invece incontriamo qualche cerro.

Valcera

ASM, Fondo U.T.E. mappe piane comune di Meda, Catasto Lombardo Veneto del 1855

Meda, tratto antica strada della Valcera che oggi si trova alla sinistra della via Cavallina 

Scrivere di questa valletta mi permette di affrontare l’annosa questione del tracciato della Canturina e di ritornare sugli ultimi momenti di vita del domenicano san Pietro Martire. Attorno all’antico percorso della Mediolanum-Comun gli storici si sono davvero sbizzarriti in quanto si presta a diverse ricostruzioni.

Cominciamo con lo storico più accreditato mons. Ambrogio Palestra che in una sua pubblicazione del 1984 sulle strade romane così scriveva:

“Si usciva da porta Comasina…e la prima lapidem era dislocata all’ incrocio tra corso Como e via Quadrio. Poi seguivano piazzale Maciachini, Dergano, Affori, Bruzzano, Ospitaletto (Cormano), S. Maria del Pilastrello presso Paderno M.se, Cassina Amata, Molino Galimberti ( Palazzolo M.se ), bivio della statale dei Giovi (Varedo), Bovisio, Cesano Maderno, Seveso …

Poi continuava:

La strada, lasciando alla sua sinistra il fiume Seveso all’altezza di Farga (lapidem XIV di S. Pietro Martire di Seveso), si inoltrava nei seguenti paesi:
lapidem XV presso il Molino Traversi ( Meda )
lapidem XVI presso Mocchirolo di Lentate sul Seveso
lapidem XVII presso Cimnago
lapidem XVIII presso Pozzolo di Figino Serenza ( Ul Cascinasc )
lapidem XIX presso Cascina Sant’Agata di Figino Serenza
lapidem XX Cascine Pilastrello a sud di Cantù
lapidem XXI presso l’ Ospitaletto di sant’Antonio a nord di Cantù
lapidem XXII presso Brugnola di Cantù
lapidem XXIII presso Senna Comasco
lapidem XXIV presso Valle di Albate
lapidemXXV presso Camerlata
lapidem XXVI presso Como

Il Palestra, come si evince, non fa distinzione tra Comasina e Canturina ritendo il tracciato un unico percorso che collegava Milano a Como i cui snodi intermedi erano Farga (territorio ampio tra Seveso, Meda e Barlassina) e Cantù. Lo studioso probabilmente riteneva che il tratto a seguire da Asnago a Como fosse stato allestito, non a torto, nel Medioevo quando il collegamento tra Como e la Svizzera divenne prioritario per i traffici commerciali.

Di opinione differente don Cristoforo Allievi, altro luminare della storia locale, fra l’altro nativo di San Pietro di Seveso, che già nel 1929 precisava:

“La strada canturina non va confusa con la strada comasca o Comasina che percorre la destra del fiume Seveso…Questa strada o meglio viottolo di campagna è ricordata ancora oggi per alcuni tratti nelle mappe locali, essa principiando da Cantù, scende a Figino, Novedrate, Cimnago, Mocchirolo, e nell’ antico territorio di Farga ( Faroa )”.

Per essere più chiari la Stricta Canturina era contrassegnata dalle seguenti tappe storiche:

Como, Camerlata, valle di Albate, Senna Comasco, Brugnola, Sant’Antonio a nord di Cantù, cascine Pilastrello a sud di Cantù, Pozzolo di Figino Serenza, Cimnago, Mocchirolo di Lentate sul Seveso, Molino Traversi, San Pietro Martire di Seveso, Seveso.

In pratica questa fu la strada che Pietro da Verona con i suoi confratelli (secondo una pergamena del 1351 erano in quattro) percorse il 6 aprile 1252, sabato in albis, dove poi nel pomeriggio trovò la morte per mano di Pietro da Balsamo detto Carino. In quel luogo secoli avanti verrà edificato l’attuale santuario di San Pietro Martire (allora territorio di Farga).

Dicevo che non è ancora stata detta l’ultima parola sul percorso della Stricta Canturina soprattutto nel tratto che riguarda Lentate e Meda. Il nostro Pietro da Verona quale sentiero avrà imboccato in questo parte del territorio?

Di primo acchito il nostro frate scende dal Mocchirolo, imbocca la strada a valle oggi viale Brianza e all’altezza della costê Malmarin vira per Camnago per poi girare a sinistra per l’attuale via Canturina.

Giuseppe Longhi in un interessante studio sulla località Mocchirolo attraverso una rigorosa lettura delle pergamene del Monastero di San Vittore ci conferma quello che ormai è opinione comune di molti studiosi e di persone comuni che abitano o frequentano il territorio, cioè che la strada non scendeva a valle ma rimaneva in alto. In un contratto di affitto del 31 dicembre 1214 si deduce che la badessa Donna Caracossa de Brioscho affittava ai tre fratelli Porro cittadini di Milano ma abitanti in Lentate, tre pezzi di brughiera in territorio di Cimnago. Il primo si trovava in località subtus Monte Cairolo: la brughiera confinava ad est con la strada Canturina (…) la precisione dei riferimenti consente di identificare questo terreno con l’area parzialmente edificata che corrisponde alla via Giovanni Cimabue. Anche la seconda brughiera confinava ad est con la Canturina. La terza, invece molto più estesa, si trovava al di là della Strada Canturina.

Il sopraccitato contratto di investitura certifica la collocazione della Strada Canturina in zona Mocchirolo. La via Cimabue è una breve parallela della via Gian Battista Vico, sul lato est del pianoro della chiesa di San Grato. Questo significa che la strada romana arrivava da Cimnago lungo il costone della valle del Seveso e si manteneva sempre in alto in direzione sud, lambendo il villaggio del Monte Cairolo ad est fino a raggiungere l’ultimo tratto della Valcera ancora oggi carrabile e che nel catasto Lombardo Veneto di Lentate (del 1855) è segnato con il nome di costa Mornarino (forma un arco divisorio con Meda). È dunque lungo il pianalto della “Cavalla” che si distende l’antica strada, ma in basso, dove oggi corre il viale Brianza duemila secoli orsono che cosa c’era? La totale mancanza di un centro abitato mi spinge ad avanzare l’ipotesi che secoli addietro e non millenni, questo ambito vallivo incassato tra terrazzamenti circolari morenici di Camnago, Lentate, Mocchirolo, Cimnago, Meda, sia stato coperto da acquitrini.

L’unico guado possibile era a ridosso la salita Malmarin per Meda, dove si poteva raggiungere Meda, Camnago o proseguire per Farga lungo quel tratto di strada Canturina che ancora oggi mantiene il nome.

ASM, Fondo U.T.E. mappe piane comune di Lentate, Catasto Lombardo Veneto del 1855

Lentate, pianoro in zona cascina Gattona

 

 

LA COSTÊ MALMARIN

La discesa che inizia al termine della via Manzoni, già in territorio lentatese è denominata costê Malmarin.

Carlo Agrati nel suo libro “Turismo in Provincia” del 1932, nelle pagine dedicate al comune di Lentate sul Seveso così scrive: «Meno semplice e più strana è quella (la corruzione), per esempio, avvenuta nel nome della vicina costa per Meda, che si chiama Malmarino, quasicché a chi s’affacci dall’alto alla non lunga e ripida china possa venire il capogiro o il mal di mare. Non si sarebbe forse mai trovata la spiegazione del nome bizzarro, se le pergamene scoperte nel monastero di Meda non ci dicessero che

Quella località era chiamata in antico costa Monte Mareno, assai probabilmente dalle piante di quel frutto (n.d.r. amarene- marèn,) cioè che vi esistevamo più numerose di altrove. Da Monte Mareno a Mal Marino indubbiamente è un bel grado di corruzione!». Le piante di amarene se ne è persa la traccia e al loro posto, fino ad una trentina di anni fa, c’erano le piante di gelso (i muruni).

È proprio così? È bene in ogni caso ricominciare la ricerca partendo da altri presupposti. Prendiamo visione dei catasti teresiani e Lombardo –Veneti di Meda e Lentate sul Seveso.

Sul catasto Lombardo Veneto di Lentate (del 1855) è segnata la strada detta Costa Mornarino che parte dai piedi della frazione di Camnago, attraversa con un ponte il fiume Seveso, raggiunge la stazione di Camnago, e prima di incrociare la strada che congiunge Lentate a Meda, oltrepassa la roggia di Desio o Sevesetto. La costa, unendosi alla consorziale Valcera, forma un arco divisorio tra i due paesi. Il nome della via ne chiarisce la destinazione d’uso. Infatti percorrendo da Camnago questa strada si raggiunge, attraverso un sentiero parallelo alla roggia, il molino Traversi in territorio di Meda.

Mornarino è la traslitterazione italiana della parola dialettale murnarin – da murnee, cioè mugnaio. Come si è evoluti alla definizione attuale di costê Malmarin?

Il significato della nuova parola è completamente diverso anche se la fonetica ha mantenuto lo stesso suono, lo stesso timbro di voce.

Una definizione che trova due ipotesi. La prima riguarda il prenome “mal”. Lo riscontriamo in diversi nomi di luogo come Malcantone, Malisch, Malpaga, cascine lontane dal centro abitato che incutevano paura al viandante che doveva per forza passare.

La seconda supposizione riguarda il sostantivo “Marin” che ci rimanda alla natura geologica del territorio. Il terreno sottostante è una piana alluvionale, costituita da detriti depositati dai corsi d’acqua. In termini specifici ci si riferisce alla deposizione fluvioglaciale e fluviale di età quaternaria.

In realtà la spiegazione è molto più semplice. Cominciamo a dire che i medesi raggiungevano il molino Traversi seguendo altri tragitti e quel tratto di strada veniva percorso per recarsi fuori paese e raggiungere i comuni limitrofi. La costa collegava tre campanili: di qua i Struini de Medê, di là i Baluni de Lentaa (Stregoni di Meda e Pallonari di Lentate)e i Brut o Burdòch de Camnach (Brutti o Scarafaggi di Camnago). Come dire, di qua, in alto i Medesi, là, in basso un altro mondo: ul Mal Marin.

Lentate, in basso alla costa Malmarino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La costê Malmarin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note

L’amico Matteo Turconi Sormani, alla mia domanda sul significato di Valcera, ipotizzava la presenza di un cerreto da Quercus cerris, mettendo in secondo piano qualsiasi riferimento alla produzione della cera ossia ad alveari.

Indicazioni delle strade regie del Comune di Meda del 1858.

Ambrogio Palestra, Strade romane nella Lombardia ambrosiana, in “Archivio Ambrosiano”, LII, NED, Milano 1984.

Cristoforo Allevi, San Pietro Martire e il suo seminario, in “Humilitas”, anno I, num.7, maggio 1929.

Giuseppe Longhi, Matteo Turconi Sormani, L’arte a Lentate, Mocchirolo e Copreno nel Tre-Quattrocento: le opere commissionate dai Porro, Amministrazione Comunale di Lentate sul Seveso, stampato da Cattaneo Paolo Grafiche srl, Oggiono, aprile 2021.

Carlo Agrati, Turismo in Provincia, casa editrice “Pro Familia”, Milano 1932.

Felice Asnaghi, Asnago comune comasco Arti Grafiche Maspero – Fontana, Cermenate, 1991.

Felice Asnaghi, Figino Serenza, radici ambrosiane in terra comasca, a cura dell’Amm. Comunale di Figino Serenza e del Centro Studi Storici “Circolo San Francesco” di Meda, Figino Serenza 2009.

Felice Asnaghi, L’omicidio di san Pietro da Verona in una pergamena del 1351, “Medinforma”, 21 maggio 2020.

Felice Asnaghi